Recensione di Settembre

Le otto montagne di Paolo Cognetti, ovvero l'intreccio delle vite degli uomini

(Le otto montagne)

I genitori di Pietro si sono conosciuti e sposati in montagna. L'amore per quei luoghi è fondativo, una necessità, un richiamo che li spinge ogni estate a salire in altitudine, lungo i versanti della Valle d'Aosta. Lei dolce e generosa, che ama i prati dei 1000 m e aiutare il prossimo, lui cupo, solitario, con un'energia costretta dall'infelice vita cittadina, libera di manifestarsi solo nelle brevi ferie estive nelle lunghe camminate fino alle vette dei 4000. E Pietro, figlio di persone tanto diverse, viene portato in montagna fin da piccolo, dove scopre pian piano le indoli dei genitori e successivamente anche la propria. In montagna, nel paesino di Grana, Pietro incontra Bruno, suo piccolo coetaneo, che diventerà il compagno delle sue estati e che entrerà nella sua vita solido come una quercia, presente a prescindere da tutto quello che può accadere nella vita dei due. Bambini e poi uomini, che crescono, si manifestano e si ritrovano sempre. 

Ho acquistato questo romanzo nel febbraio di quest'anno, poi a luglio ho saputo che aveva vinto il Premio Strega 2017. Devo ammettere che ciò non mi ha incoraggiata affatto: nel 2008 avevo letto un altro romanzo vincitore dello stesso premio, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, che resta ancora ad oggi uno dei libri più brutti che io abbia mai letto. Inoltre ricordo chiaramente quando il mio professore di Letteratura Italiana Contemporanea alla facoltà di Lettere disse nel 2013 che i libri vincitori del Premio Strega degli ultimi anni erano romanzi per lui terribili. Quindi, ammetto che non avevo una grande fiducia e mi sono approcciata alla lettura con diversi timori. Mi sbagliavo di grosso. Le otto montagne di Paolo Cognetti si è rivelato uno dei libri più belli letti quest'anno. Mi ha spiazzata con un incipit che mi ha profondamente coinvolta e da lì l'ho divorato in poco tempo. Breve, ma con una grande potenza narrativa, con una scrittura senza eccessi, giusta, evocativa, intima. La storia mi ha scossa, l'emotività che si percepisce della narrazione della vita di Pietro è qualcosa che raramente ho sperimentato. Ma andiamo con ordine.

La potenza di questo romanzo sta nei rapporti umani che delinea fin dalla prima pagina. Il rapporto tra i genitori di Pietro, di questo con l'uno e con l'altra e infine quello con Bruno. Pochi personaggi, ma tutti completi e con un'anima precisa, un'indole che ne guida la sorte e li conduce esattamente dove devono andare. Sono rapporti che penetrano dentro la pelle, al di là della distanza che intercorre tra le due persone. Vorrei riportare qui un concetto presente nel Buddhismo, quello di relazione karmica: sono quei rapporti personali che sentiamo avere un'influenza particolare nella nostra vita, che va oltre l'esperienza concreta, che richiama qualcosa di molto profondo in noi. Il più delle volte sono le relazioni tra i genitori e i figli. Nascere nella stessa famiglia ha un profondo significato e non è qualcosa che si conclude con la morte. Ci si ritrova, vita dopo vita, e proprio per questo c'entra il karma, perché è qualcosa che va oltre l'esistenza presente. Ho voluto introdurre questo concetto perché ciò che trasmette il romanzo è proprio questo: ci sono rapporti che sono per la vita, che sono quasi inspiegabili, eppure fanno parte di noi come un arto o una parte del corpo. In particolare sono due le tipologie di relazione che vengono affrontate, la prima è l'amore tra un genitore e un figlio, il secondo è l'amicizia. 

Pietro è un personaggio inquieto. Si scontra con il padre per delineare la propria identità, vaga per il mondo alla ricerca di un posto che senta suo, è confuso nei rapporti con gli altri. Tranne con Bruno, con il quale condivide una parte della sua vita e una conoscenza reciproca che il tempo ha soltanto rafforzato. Come il rapporto con il padre si identifica con il contrasto - non sempre esplicito, a volte è solo un'osservarsi alla ricerca delle differenze -, con Bruno è accoglienza, due persone completamente diverse che però si trova a loro agio insieme e si rifugiano l'uno nell'altro quando emergono delle difficoltà. Amo particolarmente i romanzi che trattano di ciò e ho trovato molto intenso il percorso di autocoscienza che fa Pietro con e senza "gli altri", coloro che ha nel cuore. In più, si attraversano molti anni della vita di Pietro, ma nel libro troviamo solo l'essenziale, il giusto, affinché il ritmo non cali mai, affinché tutte le evoluzioni del protagonista abbiano il proprio spazio. Anche da questo punto di vista il romanzo l'ho trovato impeccabile. Narra ciò che merita di essere narrato, seguendo un percorso che come un sentiero di montagna ha un inizio e una sua fine sulla vetta di un monte, nonostante tutti gli ostacoli che si possono trovare sul cammino.

Tutto questo si sviluppa con i meravigliosi paesaggi valdostani sullo sfondo - anche se in realtà la montagna è quasi un'entità, un deus ex machina che muove gli eventi nella vita dei personaggi. Una montagna che assume innumerevoli significati, che vengono racchiusi tutti nella leggenda che dà il nome al romanzo. Potrei continuare in eterno a parte delle dinamiche di questo romanzo, ma quello che voglio fare è darvi lo stimolo per leggerlo, non rivelarvi troppo. Quindi mi fermo qui, invitandovi caldamente a leggere questo libro. Che mi è entrato dentro e mi ha dato tanto e che per il tempo della lettura ho sentito davvero vicino al mio cuore.