Recensione di Agosto

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami, ovvero quando un libro parla direttamente alla tua vita

(Shikisai o motanai Tazaki Tsukuru to, kare no junrei no toshi)

Questa sarebbe dovuta essere la recensione di "Qualcuno con cui correre" di David Grossman, ma come avevo annunciato nel post L'anima di Ilsie n°9, il secondo libro estivo che ho letto è stato appunto il libro di Murakami. E non potevo non parlarne. Avrei dovuto aspettare fino ad Ottobre, ma non potevo attendere. Quindi le ho invertite ed eccoci qui a scombinare i piani come al solito. Non avevo mai letto un libro di un autore giapponese e sapevo che si trattava di una letteratura molto particolare. Non so spiegare il perché di un attrazione così forte verso questo libro, ma fin da quando ho letto una breve sinossi su Internet ho sentito che questa storia mi riguardava. Per cui di getto l'ho comprato e appena ho potuto l'ho iniziato. Ed è stata un'esperienza incredibile.
La storia racconta la vita di Tazaki Tsukuru, un ragazzo di provincia che al liceo stringe una profonda e solida amicizia con due ragazzi e due ragazze. Tra di loro c'è un'armonia, "una chimica" come la definisce Tsukuru stesso, mai provata prima e che permette ai ragazzi di essere loro stessi senza scontri o dissapori. Sono come le cinque dita della mano, si bilanciano e si sostengono a vicenda. L'unica cosa che dispiace al protagonista è che tutti i suoi amici abbiano un colore all'interno del loro cognome, tutti tranne lui e questo crea nella sua mente una sorta di diversità rispetto agli altri, come se fosse una persona incolore. Al momento di andare all'università solo Tsukuru lascia la città natale e si trasferisce a Tokyo per studiare Ingegneria. Tuttavia sembra che la loro amicizia continui, che quando lui torni a Nagoya tutto sia esattamente come prima. Finché un giorno all'improvviso Tsukuru riceve una telefonata da parte di uno dei quattro, che a nome di tutti gli annuncia che non hanno più intenzione di vederlo o di sentirlo. Senza il ben che minimo straccio di motivazione. Questo paralizza Tsukuru e lo precipita in una spirale di sofferenza senza fondo, dal quale ci metterà parecchio tempo a riprendersi. Anni dopo, quando ormai Tsukuru è un uomo adulto, viene incentivato da una persona a lui molto cara a tornare indietro nel suo passato e andare fino in fondo alla vicenda, per chiudere definitivamente quella ferita che da allora si porta nel cuore.

Murakami, ma come scrivi? Penso che questo libro sia entrato con tutti i diritti tra i libri più importanti della mia vita. Perché mi ha fatto ripensare a tante cose che ho vissuto, a come io stessa ho affrontato il passaggio tra superiori e università e le amicizie che mi sono portata dietro e quelle che ho interrotto ad un certo punto. Mi ha fatto vivere sulla pelle la sofferenze di Tsukuru, la depressione che lo coglie, la risalita e i rapporti umani che lì in avanti riesce a stringere. Attraverso i suoi sogni, i suoi pensieri e suoi dialoghi, ho provato ciò che provava lui. E straordinari sono questi dialoghi, fluidi e profondi; straordinaria è la capacità di andare così in profondità nell'anima di una persona e mostrarla con assoluta chiarezza. Era un'esperienza di cui avevo bisogno. E' una lettura che secondo me andrebbe fatta lenta, senza la necessità di correre. Se riuscite a prolungare più che potete la lettura di questo romanzo, fate solo che bene.

E' un libro che parla di amicizia e di rapporti umani, di quando sia difficile fidarsi di qualcuno dopo che si è stati feriti e rifiutati. Aprirsi agli altri è sempre una scommessa e nessuno di noi può sapere in anticipo come andrà, a prescindere dal fatto che all'inizio un'amicizia possa sembrare senza fine. Sono proprio questi rapporti che ci feriscono di più e dopo dobbiamo fare i conti per tutta la vita con i traumi che ci portiamo dietro. A meno di non trasformarli in qualcosa di bello, di elaborarli e dar loro un senso nel percorso della nostra vita fino a farli diventare i nostri punti di forza, i momenti che davvero ci hanno fatto capire che tipo di persona siamo. Tsukuru si vede incolore e vuoto, inabile a dare qualcosa agli altri, senza carattere. Pensa questo di se per tutta la vita e ciò scava sempre più in profondità nel suo cuore, fino a chiuderlo. La lotta che Tsukuru dovrà fare è quella tutti noi combattiamo ogni giorno: rendersi conto che gli manca nulla, che lui è perfetto così com'è, per poter essere felice non gli manca nulla. Non gli manca il coraggio di intraprendere un viaggio alla scoperta del suo passato. Deve solo decidere di non farsi più frenare dai pensieri distruttivi che l'hanno accompagnato per tutta la vita. In ciò ho ritrovato molto la mia lotta, nel credere in me stessa nonostante tutto. Man mano che andrà avanti, Tsukuru si renderà conto che quelli intorno a lui lo vedono tutt'altro che incolore: ora tocca a lui.

Due ultime cose riguardo a questo libro: una riguardo ai sogni, uno riguardo al finale. Ci sono molti sogni lungo la storia, ma vorrei soffermarmi in particolare sull'ultimo che Tsukuru fa prima del finale del libro. Senza anticipare nulla vorrei proporvi una mia interpretazione: a volte abbiamo grandi talenti e siamo potenzialmente persone meravigliose, ma il rumore assordante dei problemi che ci creiamo da soli, delle insicurezze, dei dubbi che si agitano nella nostra mente a volte ci impediscono di accorgerci della musica meravigliosa che siamo in grado di produrre. E' tutta una metafora naturalmente. Ma è un punto della storia che mi ha colpito particolarmente e che mi ha fatto davvero riflettere. Infine il finale, che non conclude nulla. La storia resta aperta, la vita di Tsukuru andrà avanti. Il nodo principale che portava avanti la storia si è sciolto, ma molti altri minori non hanno trovato risposta. Tuttavia questa cosa non mi ha dato fastidio come mi aspettavo. Perché mi sono resa conto che sono cose che a Tsukuru non servono. A volte non ci è dato sapere tutto, ma solo quello che ci serve. Ho trovato giusto che alcune cose risultino irrisolte ai nostri occhi, dopotutto il viaggio di Tsukuru che ci è stato permesso di seguire è uno ed esso è concluso. Tutto il resto è un'altra storia.