14 gennaio 2017

Recensione di Gennaio

Alta fedeltà di Nick Hornby, ovvero quanto i rapporti umani possono essere un casino

(High Fidelity)

Ultimamente ho trascurato un po' il reparto recensioni di questo blog. Diciamo meglio: non solo ultimamente, dalla seconda parte del 2016 in poi. Il motivo in realtà  molto semplice: per recensire è necessaria chiarezza di idee, cosa che mi è totalmente mancata in questi mesi. Devo dire che mi dispiace, dato che le recensioni sono il motivo per cui ho aperto questo blog. E soprattutto mi dispiaceva molto iniziare il 2017 saltando la Recensione di Gennaio. Per cercare di risolvere - o almeno sciogliere un po' - questo problema, ho deciso che non per forza la recensione del mese uscirà il 1°, come è stato fin'ora. Se per il primo del mese non riesco a scriverla, uscirà la settimana dopo. O comunque quando l'avrò preparata. Per cui eccoci qui, il 14 gennaio, con la prima recensione del 2017. Spero che la cosa vi faccia piacere, buona lettura a tutti.

Rob è appena stato lasciato. Non è la prima volta che gli capita ed infatti lui coglie l'occasione per riflettere sulle cinque volte più clamorose in cui è stato mollato dalle ragazze, dall'infanzia fino ai quarant'anni. E' proprio una tendenza, quella di Rob, non perde mai un'occasione di fare delle liste mentali per qualsiasi cosa, soprattutto per la sua più grande passione, ovvero la musica. E ha sempre le idee molto chiare al riguardo, anche se la stessa cosa non si può dire di certo per quanto riguarda il resto della sua vita. Rob non sa che farci di sé stesso. Non sa proprio che direzione prendere. La sua esistenza è una sequenza di esilararti brutte figure, imbarazzanti e inopportune, con tanta nebbia a condire il tutto. E infatti le persone accanto a lui risentono di questo vuoto, di questa mancanza di intenti. Il futuro è un grosso buco nero. Il passato è sicuramente più chiaro - frutto che folli riflessioni a distanza di anni dalle esperienze -, ma non si può dire di certo più felice.

Alta fedeltà è un romanzo divertente, sarcastico, cinico, al limite del paradossale. Tutto quello che potete immaginare di imbarazzante, accade. Tutto quello che potrebbe mettere a disagio la persona più sfrontata del mondo, capita al protagonista. Rob stesso è un disagio ambulante e ormai quasi non ci fa più caso. La sua ironia è talmente sottile che a volte le persone neanche se ne rendono conto, ma è caustica, intelligente. Le relazioni umana possono essere un casino, questo è il messaggio che il romanzo urla dall'inizio alla fine. Ma perché sono così complicate? Perché prima di tutto abbiamo un rapporto difficile con noi stessi, non sincero, cieco su tanti aspetti della nostra vita, di non accettazione di ciò che siamo. Ci giudichiamo male e non crediamo di meritare la felicità. Non ci amiamo e non capiamo come sia possibile che qualcuno di ami. Coinvolgiamo coloro che ci circondano in questo disagio, senza renderci conto che anche loro hanno le proprie gatte da pelare. E quindi incasiniamo qualsiasi cosa.

Qual è il trucco per uscire da questa tendenza distruttiva? Semplice. Continuare a vivere, continuare a provare. Perché sotto la patina cinica, il libro è un inno alla vita, un insegnamento a riprovarci sempre dopo ogni tentativo fallito. Perché è l'unica cosa che possiamo fare per non affossarci completamente: continuare a credere che quella persona appena conosciuta potrebbe essere quella giusta per tutta la vita, continuare a sognare, a interagire. Alta fedeltà è un libro che fa ridere, ma soprattutto che fa sorridere. Sotto il cinismo c'è comunque tanta voglia di vivere, tanta voglia di trovare l'amore ed essere felici. Anche se siamo incasinati. Anche se tutti ce lo ripetono. Sognare sempre, sperare di continuo. Perché ad un certo punto tutti noi abbiamo quell'esperienza talmente intensa - nel bene o nel male - che ci imprime nella mente l'idea che meritiamo davvero di essere amati e felici con qualcuno. E prima o poi capita l'occasione giusta per afferrare quella felicità.
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