Perché leggere i classici

Germinale di Emile Zola, ovvero lotte che attraversano la Storia

(Germinal)

Ecco, mi ero posta una data per la pubblicazione della Recensione di Giugno e l'ho rispettata. Quasi mi commuovo. Però sono riuscita comunque a scombinare le carte, perché altrimenti non sono contenta.
Questa non è una recensione: è una rubrica nuova che ho deciso di chiamare "Perché leggere i classici" (cit. Italo Calvino, obviously). Sono sempre recensioni, ma parlerò di libri più "importanti", saranno post riguardo a quei bei mattoni che se li leggi sdraiato rischi che ti sfondino le costole e ti uccidano soffocandoti sotto il peso delle loro pagine. I migliori, insomma. Perché questa cosa? Perché voglio alzare un po' il tiro e, detto sinceramente, è una vita che voglio scrivere di grandi classici. Rivoltarli e analizzarli, togliere loro quella patina di inaccessibilità che molto spesso allontana dalla lettura, sia i più piccoli sia agli adulti. Tante volte mi sono sentita dire: "oddio no, non riuscirei mai a leggerlo". Beh, mi dispiace per te, perché ti perdi tanto. Un classico è universale: se hai un minimo di pazienza di superare la barriera linguistica - a volte un po' datata e quindi magari non immediata -  ti trovi davanti a storie solide, personaggi avvincenti entrati nel mito, critiche e riferimenti alla realtà storica che difficilmente potrai trovare altrove. I classici sono specchi del mondo, insegnano. Ma di ciò parlerò più avanti in un "Anima di Ilsie" in cui approfondirò meglio il concetto di classico, delineerò ciò che troverete in questa nuova rubrica e di come è nata l'idea.

Per il momento, quindi, iniziamo con "Germinale".

Il libro è dello scrittore francese Emile Zola, scritto nel 1885, inserito all'interno del ciclo de "I Rougon-Macquart" di cui è il tredicesimo volume. Il progetto di Zola è quello di dipingere una parte della storia di Francia attraverso una specie di albero genealogico letterario, ognuno autonomo e allo stesso tempo connesso con gli altri. In "Germinale", troviamo come protagonista Etienne Lantier - figlio di Gervaise Macquart, protagonista di un altro libro del Ciclo, "L'ammazzatoio" - un ragazzo che ha appena perso il lavoro per aver picchiato il suo capo dopo aver assunto alcool. Lo troviamo quindi che vaga verso Nord alla ricerca di un posto che lo accolga, ed ormai stremato arriva ad una miniera, il Voreax, nel quale dopo qualche insistenza viene assunto. Etienne si rende conto presto dello stato di profonda disumanità in cui è operato quel lavoro, della fatica, della sofferenza fisica, dello sfruttamento delle persone, anche dei bambini, della fame che si patisce se non si è raccomandato. Intanto appaiono all'orizzonte europeo ideali rivoluzionari, come potere al popolo, la fine della sofferenza dell'uomo, la fraternità, la necessità di una rivolta generale per ottenere ciò di cui si ha diritto, e questi ideali arrivano ad Etienne, che deciderà di iniziare ad introdurli nel mondo della miniera.

Mi fermo qui con la breve sinossi del libro perché non voglio rivelare altro. Subito si delinea un protagonista che si porta dietro un impulso genetico alla violenza che si manifesta con l'alcool, connaturato nella sua biologia, che in un certo senso lo identifica. Spesso nella storia troviamo tratti genetici di deformità, di sofferenza che caratterizzano le famiglie di minatori che Etienne incontrerà, come se l'ambiente avesse profondamente trasformato la natura dell'uomo. La miniera stessa è un luogo infernale, dopo tutti i valori dell'uomo civilizzato si ribaltano, dove si lavora, si muore, ci si accoppia come bestie, lontani dalla luce del Sole e da Dio. Un mondo che stride di fianco al mondo dell'alta borghesia che lo affianca, dei capi della miniera, con le loro splendide case e il loro allegro ottimismo. Germinale è una storia mai finita: narra della lotta per avere quel poco che serve per vivere, per  avere dignità. Narra il risveglio e la presa di consapevolezza di uomini che scoprono che possono stare meglio e il loro scontro, la soppressione da parte di altri uomini, che vogliono godere del loro sfruttamento. Sembra una lotta che arriva fino a noi quella del libro e se si legge con la dovuta attenzione si può vedere una realtà che è biologicamente madre del nostro mondo. Con un finale molto suggestivo che rimanda infinitamente al futuro, Germinale racconta la nostra storia, quella umana di ognuno, quasi evolutiva. E lo fa con una scrittura molto potente ed evocativa, che ti permette fino in fondo di vivere dentro il libro al fianco dei personaggi. Di loro non vi parlo, lascerò che li scopriate voi. Germinale è un libro per tutti, non ha niente della pesantezza che si pensa abbiano i romanzi francesi dell'ottocento. Sta solo a voi decidere di imparare da ciò che racconta.