Recensione di Settembre

Qualcuno con cui correre di David Grossman, ovvero il momento esatto in cui qualcosa viene stravolto in maniera radicale

(Misheu Laruz Ito)

Ho cercato parecchie volte di pensare a come iniziare questa recensione. All'inizio era convinta che fosse uno dei libri più semplici di cui parlare, ma evidentemente mi sbagliavo. Non solo non riuscivo a fare un discorso che avesse un senso dall'inizio alla fine, ma erano anche passati quasi nove anni da quando avevo letto questo libro e sfogliandolo mi sono resa conto di non ricordarmelo. Così mi sono lanciata nuovamente nella lettura - cosa che faccio davvero di rado - e non è stato un errore: rileggere Qualcuno con cui correre è stata una riscoperta e il vivere di nuovo un'avventura straordinaria.
Avete presente quando ripensate ad un nodo cruciale della vostra vita, nel quale avete intrapreso una strada ben precisa e tutto da lì in poi è cambiato? Ecco, la storia in questione parla di questo: Assaf ha sedici anni, un lavoro estivo al municipio di Gerusalemme ed i normali problemi di un ragazzo della sua età. E' una sorta di gigante buono, imponente nell'aspetto, ma straordinariamente timido e impacciato nel carattere, tanto che fa fatica a relazionarsi con le ragazze e al contempo a staccarsi dal suo unico amico con il quale il rapporto ormai si strascina a fatica. Assaf non sa - quando il suo capo lo chiama al canile - che qualcosa della sua vita sta cambiando per sempre. Gli viene presentato infatti un grosso cane dorato e furibondo e gli viene ordinato di rintracciare i suoi padroni. Nel momento in cui Assaf prende in mano la corda a cui è legato l'animale, questo inizia a correre come una scheggia, trascinandolo attraverso le strade della Città Santa.

Quello che Assaf compie è una sorta di viaggio iniziatico, un percorso che lo porta ad abbandonare molte cose della sua infanzia per abbracciare una personalità nuova, che senza snaturarlo gli permette di tirar fuori quel qualcosa che lo completa. Mettersi alla prova in situazioni sconosciute, anche molto pericolose, dà la possibilità ad Assaf di trasformarsi da bruco in farfalla, di sbocciare lontano da tutto quello che l'aveva trattenuto fino a quel momento. Ciò che più colpisce di questo libro sono i personaggi e i drammi personali che ognuno di loro si porta dietro, come la sofferenza e la gioia plasmino le vite umane, come tutti noi siamo marchiati da ciò che affrontiamo, da ciò che subiamo e da ciò che scegliamo di fare. Ho amato profondamente Teodora - e non vi dirò chi è - e il suo essere così piena di vita, vorace di storie e di dialoghi; Lea e le cicatrici che si porta addosso;  Karnaf e il suo amore; Mazliah con la sua passione per l'universo; e Dinka che permette a tutti loro di incontrarsi e di completarsi l'uno con l'altro, fornendo un po' per volta i pezzi del puzzle che servono a comprendere la situazione. E' come se l'autore volesse farci capire che in fondo abbiamo bisogno delle altre persone per completare la nostra storia, per capire delle cose di noi. Che senza il confronto con gli altri, non possiamo crescere. C'è un co-protagonista insieme ad Assaf, nella vicenda. Di lei non dirò nulla e scoprirete leggendo di chi si tratta.

La scrittura di Grossman è evocativa e psicologica. Nulla resta senza risposta, alla fine il lettore ha davanti agli occhi il quadro completo. Un quadro composto dalle scelte dei personaggi, dalle decisioni di perseguire i loro scopi senza lasciare mai la strada prefissata. A dimostrare che, a dispetto della debolezza che caratterizza l'essere umano, ci può essere anche tanta forza in ognuno di noi.