Recensione di Novembre

Gli eroi del crepuscolo di Chiara Strazzulla, ovvero mi sembra di sparare sulla Croce Rossa

(Gli eroi del crepuscolo)

Un po' mi sento mordere la coscienza per ciò che sto per fare. Ripenso a tutto quello che hanno detto anni fa quando questo libro uscì, a tutte le stroncature che ha ricevuto. Dopotutto non c'è bisogno di andare a rivangare una faccenda abbastanza vecchia e abbastanza discussa. Quindi cercherò di dare un senso a questa recensione - anche solo per me stessa - e per fare ciò vi parlerò di un aspetto che accomuna tutte le storie a cui do moltissima importanza e utilizzerò questo libro come esempio: oggi si parla in particolare di protagonisti o più in generale di personaggi e del loro sviluppo all'interno di una storia. 

Gli eroi del crepuscolo di Chiara Strazzulla esce nel 2008 con la casa editrice Einaudi: si tratta del primo fantasy pubblicato dalla rinomata casa editrice italiana, un evento unico. La pubblicità è ovunque, la sento in radio, la vedo sui giornali, se ne parla come di qualcosa di veramente nuovo. Quando finalmente il libro arriva nelle librerie, lo compro. Il risultato delle mie impressioni lo troverete in questa recensione.

Gli eroi del crepuscolo narra le vicende parallele di due ragazzi, Slyman e Lyannen. Mentre il primo accompagna da tutta la vita un personaggio misterioso, il secondo invece è il figlio più giovane dell'Ultimo dei Primi, ovvero esseri immortali che hanno generato la vita nel mondo, una sorta di divinità scesa in terra. Quest'ultimo rimasto, di nome Vandriyan, ha avuto l'ardire di sposare una donna mortale e ha dato alla luce una cosa come quindici figli, mezzi immortali, "senzastirpe", insomma a prima vista questi sembrano dei reietti. La realtà è molto diversa: sono amati da tutti, sono grandi generali, grandi condottieri, nessuno se ne fa un problema, nessuno a cui apparentemente gliene freghi qualcosa di come siano nati questi ragazzi. Tant'è che appunto Vandriyan è un mezzo dio per cui questa unione, che sembra all'inizio avere ripercussioni spaventose, in realtà non riceve nessun tipo di condanna che faccia intendere che ci sia qualcosa di veramente sbagliato in ciò. L'unico che sembra avere infinite pare al riguardo è proprio l'ultimo nato, Lyannen.

Lyannen è una vittima del mondo. Ma qual è il vero problema? Riporto due paragrafi che vi illustreranno la questione. Tenete a mente che questi paragrafi sono praticamente consecutivi (c'è solo un breve aneddoto a dividerli, cosa di poche righe) e li potete trovare a pagina 19 e 20, in ogni caso all'inizio del libro:
Lyannen era alto appena un metro e ottanta, contro i due metri e venti di un Eterno di statura media. Aveva un bel fisico agile e scattante e gli occhi di uno splendido azzurro ghiaccio, acuti e penetranti. Il suo viso era aguzzo e i suoi lineamenti fini e intelligenti, molto simili a quelli del padre; e aveva le orecchie a punta, proprio come tutti gli Eterni. Ma quello che lo distingueva definitivamente dai suoi fratelli, che spingeva la gente a guardarlo con disprezzo, quello che lo etichettava senza scampo come un senzastirpe era il colore dei suoi capelli. Tutti gli Eterni avevano infatti i capelli d'argento o d'oro zecchino. [...] Ma i capelli di Lyannen erano come quelli del nonno materno, morto centinaia di anni prima che lui nascesse, che conosceva soltanto attraverso i racconti di Sasha (ovvero la madre): lunghi, lisci e lucenti, di un nero corvino; [...] Era un marchio visibile del suo essere senzastirpe: un marchio che nessuno poteva ignorare. E difatti nessuno lo ignorava. Per questo Lyannen non era stato ammesso nell'esercito, per questo nessuno avrebbe osato dargli in sposa una figlia; per questo la gente lo evitava, quasi temesse di essere contagiata. Per tutti, a Dardamen, lui era Lyannen Mezzo-mortale. Era un reietto, senza presente, senza speranza e senza futuro; per lui la Bianca Capitale era solo una prigione dorata, dalla quale molto volentieri sarebbe fuggito.
Questa è la prima citazione che vi porto e delinea il protagonista della nostra storia: Lyannen è l'incontro di due popoli che non dovevano incrociarsi e per questo ci sta che Lyannen sia oggetto del disprezzo e della paura tipiche del razzismo, sia qualcosa di anomalo che non viene accettato. Da qui nasce una sofferenza e nasce anche un storia. Perché ogni libro che si rispetti racconta la ricerca di una soluzione di un problema iniziale, che sia un dolore, un disequilibrio nel mondo, una minaccia. Insomma, qui tutto bene. La falla del libro però arriva presto, ovvero già dalla riga che segue la citazione riportata sopra:
Nonostante tutto, fin da quando era nato Lyannen era sempre stato il preferito di suo padre. [...] Sempre grazie al padre, Lyannen aveva compiuto gli studi, prima con un precettore personale, e in seguito in un collegio militare. Come tutti i giovani, era addestrato nell'uso della spada; conosceva le erbe curative e sapeva come usarle, secondo le regole della medicina tradizionale; scriveva in lettere e in rune, era bravo a disegnare, suonava il flauto e l'arpa, e cantava piuttosto bene. Al collegio aveva conosciuto finalmente dei veri amici, tra cui il nipote del re. Un seguendo loro, un po' seguendo il padre, era stato ammesso perfino a corte. Era un ragazzo intelligente ed educato, e lo stesso Sire trovava piacevole la sua compagnia. Insomma, era riuscito a farsi una vita quasi decente.
Insomma, LA VOGLIO IO LA SUA SCHIFO DI VITA! Ma di che cosa stiamo parlando?? "Era riuscito a farsi una vita quasi decente"?? Vi do degli elementi: i suoi migliori amici sono il nipote del Re/l'erede al trono, il figlio del primo consigliere del re e il figlio di un grande capo dell'esercito... e si fanno chiamare la Compagnia dei Reietti. Il che mi fa pensare che non abbiano nessuna idea sul significato di questa parola. Altro elemento: la figlia del re, Eileen, è la ragazza di Lyannen, ovvero i due stanno segretamente insieme. Alla faccia del disprezzo della gente. E' tanto disprezzato questo ragazzo che è persino ammesso a corte e il re adora stare in sua compagnia. Talmente disprezzato che viene inviato insieme ai suoi amici a salvare la principessa Eileen, misteriosamente rapita dal nemico di turno. Ed è una missione segretissima, tanto segreta che i quattro ragazzi scelti-completamente-a-caso-al-posto-dell'esercito-perché-altrimenti-non-c'era-una-storia-da-raccontare partono salutati dalla folla festante composta dalla popolazione dell'intera capitale del regno, che lancia petali di fiori, coriandoli e non so cosa. Mamma mia, quanto razzismo nei confronti di questo ragazzo.

Fatemelo dire, Lyannen è il peggior personaggio che io abbia mai incontrato: pensa che il mondo intero lo odi, quanto in realtà tutti lo amano. Ha delle turbe mentali da psicopatico che invece di dargli spessore, lo rendono solo insopportabile e insensato. Vi giuro, nessuno, NESSUNO ODIA LYANNEN. E' tutto nella sua testa malata e purtroppo alla fine di 700 e passa pagine di lagne, Lyannen è esattamente identico all'inizio. Ha salvato il mondo (che poi non è vero, sul finale sviene davanti all'antagonista e quando rinviene gli dicono che magicamente hanno vinto la battaglia), però è esattamente l'idiota di pagina 1. No, non funziona così. E sorvoliamo sugli altri personaggi, uno più brutto dell'altro, su scene di violenza con l'intento di risaltare solo la bellezza di Lyannen (e non funzionano), e un antagonista che più stupido non si può. Quest'ultimo fa solo una cosa: ride in modo malvagio. E lì le mie braccia sono cadute e sono scappate via. Buchi di trama come se piovesse, personaggi tutti biondi, dialoghi senza senso. Di cos'altro vi devo parlare? Guardate, non lo so, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate. Per essere onesti, Chiara Strazzulla non scrive male, anzi, ha un'ottima proprietà di linguaggio e un ottimo ritmo. Ma manca tutto il resto, personaggi, trame, un senso a tutto ciò. Il libro si conclude con un escamotage ridicolo, non c'è evoluzione dei drammi personali. La pubblicità aveva spacciato questi ragazzi come "eroi veri, imperfetti e umili": niente di più falso, tra queste pagine troverete l'esatto contrario. Questo libro è assolutamente un no. 

Se quello che ho scritto non vi è chiaro, volete degli approfondimenti, sarò felice di rispondere ai vostri dubbi nei commenti. Potevo dire altre cento cose, ma sarebbe venuto un articolo tendente all'infinito, per cui ho riassunto, nella speranza di aver dato l'idea. Mi scuso ancora per l'immenso ritardo, ma finalmente ho concluso il percorso nella Laurea Triennale e quindi spero in futuro di poter essere più precisa e puntuale qui sul blog. Intanto noi ci vediamo tra cinque giorni con il classico del mese: Jane Eyre di Charlotte Bronte, che non vedo l'ora di presentarvi proprio in antitesi a questo libro, cioè parlando di più dei personaggi e facendo una carrellata veloce sugli altri aspetti. Io per ora vi mando un grosso abbraccio e a presto!

P.S: grazie per avermi permesso di realizzare il traguardo dei 50 iscritti!