L'anima di Ilsie n°18

Le saghe che non ho ancora finito e due parole su Norwegian wood di Murakami

Lo so che stavate aspettando la Recensione del mese, ma purtroppo ho la discussione della tesi di laurea tra due giorni e in questo momento il mio cervello si sta rifiutando di scrivere il post che tutti attendevate. Vi dico che sono circa a metà, quindi non mi manca tanto, ma sono sull'orlo del collasso per via di questa laurea del cavolo. Quindi oggi vi beccate questo post e il 6 vi prometto che uscirà la recensione degli Eroi del Crepuscolo.

Questo post è per me, prendiamolo come un piccolo riepilogo: queste sono le saghe che più clamorosamente non ho finito e prima o poi dovrò riprendere in mano e terminare. Partiamo dal presupposto che la maggior parte, anche se non tutte, appartengono al genere fantasy. Questo non significa che io faccia più fatica a leggere il fantasy che il resto, ma semplicemente che l'organizzazione stessa di una storia dentro la struttura di una saga appartiene di più a questo genere rispetto al resto della narrativa. Non che non si possano trovare saghe anche al di fuori del fantasy o della fantascienza, ma il discorso è: fantasy richiede un'attenzione protratta nel tempo, ed io di tempo ne ho avuto fino ad un certo punto della mia vita, poi ho iniziato ad avere troppe cose da fare per stare dietro ad una lettura continuativa e sono finita ad abbandonare serie che mi piacevano, ma che non riuscivo a gestire. Questo è il risultato. Potrei mettermi l'obiettivo di finirne almeno un paio di queste saghe durante il prossimo anno, che dite? Intanto vado ad elencarvele poi farò i miei soliti proponimenti. Ecco a voi:

  • Il Ciclo dell'Eredità: penso che chiunque conosca questa saga. Lessi ai tempi Eragon ed Eldest e devo dire che mi piacquero parecchio - soprattutto il secondo. Ma purtroppo, quando uscì Brisingr, non riuscii ad andare oltre pagina 40. Possiedo già anche Inheritance, quindi la saga completa occhieggia dalla mensola sopra il letto e mi chiede insistentemente di essere riletta. Devo dire che sono tentata, ma dovrei rileggermi sicuramente i primi due per fare il punto della situazione, dato che non ricordo molto e come fantasy era piuttosto complesso. Per cui al momento sono combattuta e continuo a rimandare.
  • La Trilogia dei Lungavista: saga fantasy meno famosa (penso), ma a mio giudizio bellissima. Ho letto anche qui i primi due libri - L'apprendista assassino e L'assassino di corte - e mi manca solo l'ultimo. Anche qui vale lo stesso discorso: sono tentata e dovrei rileggere i primi. Inoltre so che la scrittrice, Robin Hobb, ha scritto un'altra trilogia basata sullo stesso protagonista, la Trilogia dell'Uomo Ambrato, per cui i libri alla fine diventano sei. Fattibile, ma fino ad un certo punto, per quanto il modo di scrivere della Hobb sia spettacolare e molto avvincente.
  • Guida galattica per gli autostoppisti: passiamo alla fantascienza e al libro che ho recensito nella Recensione di Ottobre. Come avevo già scritto lì, di questa saga ho letto solo il primo libro e devo dire che tra tutte, credo che sia la più semplice da finire soprattutto per secondo il criterio del tempo necessario per leggere. Non ho gli altri quattro libri, ma posso procurarmeli e soprattutto non sono volumi con la mole ingombrante dei fantasy di cui ho appena parlato. Quindi molto probabilmente inserirò i successivi nella lista dei libri da leggere che stilerò non appena avrò finito quella corrente. Anche qui, vedremo.
  • La spada della verità: torniamo al fantasy, ma aiuto. Qui parliamo di una saga composta da ben 12 volumi tradotti in Italia - e altri due in arrivo. Lo scrittore sta ancora andando avanti, quindi non ne vedo una fine. Io ho letto i primi sei, sono circa a metà. Il casino di questa saga è che "purtroppo" i libri sono talmente tanto coinvolgenti e per un certo senso pesanti che, dopo aver letto uno o due volumi, è necessaria una pausa di qualche mese e a volta anche un annetto per staccarsi dalla storia. Per cui ho letto sei volumi dilazionati in circa tre anni, se non ricordo male. E' una cosa fattibile perché i personaggi sono pochi, le storie sono quasi autoconclusive e spesso lo scrittore, Terry Goodkind, inserisce dei brevi excursus che servono come riepilogo quando cita cose avvenute nei libri precedenti. Grazie, Goodkind. A leggere la saga tutta insieme si diventa matti, ve l'assicuro. I personaggi sono tridimensionali e pazzeschi, le vicende crude e sono ben poche le cose che lo scrittore si fa scrupolo ad inserire. Per me è troppo coinvolgente. Prima o poi riprenderò in mano la storia con il settimo volume - ho la fortuna che mio padre li possiede tutti. Ma sempre con tanta tanta calma.
  • Ciclo dei pirati della Malesia: avete letto bene, si tratta del ciclo di Sandokan. E' stata una delle letture che ha caratterizzato gli ultimi anni dell'infanzia/i primi anni dell'adolescenza e ho ricordi bellissimi. Il problema è che mi sono stati regalati i volumi a caso. Per cui io ho letto I misteri della jungla nera, I pirati della Malesia, Le due tigri e Sandokan alla riscossa, ma non ho mai incontrato Marianna, per esempio. Per cui, una cosa che vorrei fare con calma in futuro è trovare i volumi che mi mancano e leggerli tutti nell'ordine giusto, tanto per dare un senso alla storia. Non avete idea dell'affetto che provo in questo momento ripensando a quelle letture. Credo di aver più letto nessun autore che descriva il paesaggio circostante alla vicenda come Salgari: io non vedevo la jungla indiana, io ero nella jungla indiana.
Bene, questa era la mia lista delle saghe che ancora non ho terminato, se le avete lette, se come me non le avete finite, se anche solo vi incuriosiscono, scrivete qui sotto un commento ed io risponderò con piacere. Vi invito come sempre ad usare i pulsanti "noioso-interessanti" che trovate sotto ogni post ed ad iscrivervi al blog.

Prima di chiudere, piccolo aggiornamento della letture autunnali-invernali: ho già finito Norwegian wood di Murakami. Non credo che ne scriverò una recensione o magari lo farò tra parecchio tempo. In generale il libro mi è piaciuto e anche tanto. Certo, Murakami non sa scrivere storie normali, ma con il suo stile direi che si possa permettere praticamente tutto. Adoro i dialoghi che scrive, i suoi personaggi, le vicende e le introspezioni. Solo verso la fine c'è stato un momento, una scelta del protagonista che mi ha fatto uscire dall'immedesimazione perché non mi sono trovata d'accordo. Ma si tratta solo di una macchia, su una tela tutto sommato molto ben congegnata. Non mi è entrato dentro come aveva fatto L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, ma sono soddisfatta della mia seconda lettura di Murakami e appena potrò prenderò o Kafka sulla spiaggia o Dance Dance Dance. Intanto continuo con la mia lista e ho in lettura Vedi alla voce: amore di David Grossman, che molto probabilmente invece vedrete qui sul blog con una recensione. Ho appena concluso la prima parte e mi sta già scombussolando per bene. Per ora è tutto, ci vediamo presto con la Recensione di novembre, vi mando un abbraccio

Ilsie.