Perché leggere i classici

Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcìa Màrquez ovvero la magia unica delle parole

(Crònica de una muerte anunciada)

Santiago Nasar morirà. Con questa certezza si apre e si dipana tutta la storia di questo breve, ma intenso romanzo di Gabriel Garcìa Màrquez. Nessuno - sebbene gli innumerevoli sforzi dei personaggi - potrà impedire ai fratelli Vicario di compiere il loro delitto d'onore. Tutto si apre all'indomani di un fastoso matrimonio che ha coinvolto tutta la piccola cittadina colombiana dove si svolge la vicenda: la bella Angela Vicario e il fascinoso straniero Bayardo San Romàn si sono sposati, ma dopo poche ore lo sposo ha riportato la ragazza nella casa dei genitori perché ha scoperto che non è arrivata vergine al matrimonio. La ragazza è costretta a confessare alla famiglia il nome di colui che l'ha deflorata e nomina proprio Santiago Nasar. I fratelli allora decidono di recuperare l'onore perduto della sorella, uccidendo il giovane uomo.

Ho letto Gabriel Garcìa Màrquez per la prima volta a 15 anni, iniziando con il suo magnifico Cent'anni di solitudine, la storia di un'intera famiglia attraverso le generazioni. L'avevo trovato completamente diverso da tutto ciò che avevo letto fino a quel momento. Nelle parole dello scrittore c'era una magia che non mi sapevo spiegare, che mi faceva sentire l'umidità e il caldo dell'America del Sud, l'odore dell'aria, delle strade, delle persone. Parole che dipingevano davanti ai miei occhi personaggi tremendamente vivi e reali, fatti d'istinto e di carne, di passione. Poi era arrivato L'amore ai tempi del colera, diverso ma altrettanto forte. Narrava la storia dell'amore che Florentino Ariza prova per la bella Fermina Daza e che dura per ben più di un secolo, nonostante le difficoltà e la lontananza che sembra separare i due in maniera irreparabile. Anche qui, c'era una tale vita in quelle parole che la storia pretendeva di essere letta, mi aveva trattenuto dalla prima all'ultima pagina. In conclusione, per me Gabriel Garcìa Màrquez era diventato uno scrittore che amavo e che ricopriva nella mia vita da lettrice un ruolo importante.


Non so poi perché, forse per mancanza di una direzione, per mancanza di suggerimenti di lettori più esperti di me, non avevo più letto nulla di Gabriel Garcìa Màrquez. L'occasione è arrivata soltanto questo autunno, quando mi sono trasferita e ho constatato con orrore che nella mia libreria non c'era nulla di questo autore - avevo dovuto lasciare le copie che avevo letto a mia madre - e mi sono data da fare per rimediare alla grave mancanza. Così ho comprato i due romanzi già letti e un terzo, nuovo, di cui non sapevo la trama, ma che mi ha attirato inesorabilmente verso di lui. Così Cronaca di una morte annunciata è entrato nella mia casa e dopo pochi mesi anche nel mio cuore. Come dicevo anche sopra, il romanzo è molto breve, nella mia edizione sono 103 pagine in un carattere anche abbastanza grande. Però trovo che sia talmente costruito bene che mi sembrava durare molto di più. Il punto di vista della narrazione è quella di un caro amico di Santiago Nasar, la vittima, che dopo molti anni torna al paesino d'origine e indaga sull'omicidio ricostruendo con i testimoni e gli attori della vicenda. Ogni personaggio è un filo, connesso e legato a tutti gli altri in un modo o nell'altro. La ricostruzione dell'omicidio avviene seguendo tutti i punti di vista di questi personaggi e attraverso i loro occhi assistiamo agli ultimi passi e agli ultimi gesti in vita di Santiago Nasar. L'inizio della storia è solenne, caratterizzato da un ritmo che trasmette l'inevitabilità dell'accaduto. Ma man mano che ci si avvicina all'omicidio, tutto si fa più veloce, concitato, gli eventi diventano di una fatalità spaventosa e disarmante e ci si rende sempre di più conto di quanto era possibile fare per evitare che la tragedia avvenisse. Il finale mi ha lasciato con l'angoscia della corsa contro il tempo, del fallimento, della morte. E' senza dubbio una storia snella, ma piena di contenuti e di dialoghi meravigliosi, dove i personaggi dimostrano di avere caratteri vari e dettagliati. E come sempre c'è della magia nelle parole di Garcìa Màrquez. Gli ambienti, le persone sono evocate in un modo che io personalmente non ho mai trovato in nessun altro autore con tanta poesia e schiettezza allo stesso tempo. 

Fatemelo dire, lo scrittore, Gabo, è unico. Lo so anche io che ogni autore è diverso dagli altri, ma penso che questo discorso valga molto di più per lui che per tutti gli altri. Lo ripeto, Gabo era unico. Per me è stato un colpo quando ho saputo della sua morte nel 2014. Gli sono profondamente grata per avermi permesso di vedere e sognare una parte di mondo che non so se vedrò mai di persona. A mio parere credo che sia un autore che tutti dovrebbe leggere almeno una volta. Per tutti quelli che sono scettici al riguardo: non sapete che cosa vi perdete.