Recensioni Epike

Con il mare a sinistra di Luisa Pecchi, ovvero mollare tutto e partire

Il motivo per il quale questa rubrica compare sul blog quasi due volte l'anno è uno solo: sono impedita. O meglio, giuro che cerco di impegnarmi, ma ci ho messo cinque mesi per scaricare un programma sul computer che mi permettesse di leggere gli epub. Direi un record. Ora ce l'ho fatta e finalmente posso tornare con le recensioni più bizzarre del blog, dove vi presento le pubblicazioni della casa editrice Epika edizioni. Fatto questo piccolo preambolo, iniziamo.

Con il mare a sinistra ha tutte le carte in regola per essere una storia originale e profonda: Ada, donna di mezza età, piuttosto ricca, sposata, dal modo di fare garbato e con eleganza che incanta chiunque la veda, all'improvviso lascia tutto quello che era stata la sua vita e se ne va di casa. Abbandona tutti i suoi oggetti, il suo lavoro di compositrice, il marito, le amiche e sparisce nel nulla lasciando soltanto una e-mail nella casella di posta del coniuge. I motivi di questa drastica e repentina decisione di Ada non ci sono noti, niente di lei è risolvo verso il passato e tutta la sua storia da quel momento sarà un continuo andare avanti nella speranza di dimenticare qualcosa. Con il treno costeggia la costa ligure e poi da lì inizia il suo vagabondaggio sulla costa francese, poi quella spagnola, con un solo punto di riferimento: tenere senza il mare alla propria sinistra per indicare la direzione, per non guardare mai indietro.

Il libro è suddiviso in tanti piccoli capitoli che variano ogni volta il punto di vista: ci sono i capitoli dedicati ad Ada, in terza persona. Diversamente, invece, i capitoli dedicati ai vari personaggi di passaggio che incontrano Ada sul suo cammino sono in prima persona. Ammetto che all'inizio questo continuo cambio non mi aveva particolarmente convinta, lo stacco mi sembrava troppo netto e rompeva l'incantesimo della lettura. Mi riportava un po' troppo facilmente alla realtà e non mi lasciava immergere nella storia, anche perché i capitoli sono davvero molto brevi. In ogni caso mi sono posta la domanda del senso di questa scelta così inusuale e mi sono data una risposta da profana che spera di non aver pensato una cavolata: la prima persona trasmette la voglia di conoscere Ada, di avvicinarla, di sapere chi è ed entrare in contatto con lei. E' il presente. La terza persona invece è la vita che una donna vuole scordare, che rende inaccessibile, che seppellisce nel profondo dentro di sé. Per tutta la storia aleggia l'interrogativo sul perché Ada sceglie di lasciare tutto. Ma alla fine niente viene rivelato, nella sua riservatezza ed eleganza, Ada cela anche al lettore i motivi della sua scelta. Alla luce di ciò, questo cambio repentino di punto di vista può avere un senso, anche se - ripeto - a volte l'ho trovato troppo netto.

Per farla breve, questo libro mi ha lasciata un po' insoddisfatta. Sia per i misteri non svelati - che ci possono anche stare in un romanzo, ne ho parlato approfonditamente nella recensione di L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Murakami Haruki - perché lascia il lettore troppo esterno alla vicenda e gli nega quel minimo di partecipazione che merita. L'idea di partenza è grandiosa, ho solo dei dubbi sul fatto che sia stata sviluppata appieno e sia stato utilizzato tutto il vero potenziale narrativo che scaturisce dalla scelta di Ada. Nonostante questo, consiglierei comunque questo libro perché fa una cosa molto importante: fa riflettere, esce dagli schemi di una vita prevedibile e ti porta oltre, nel campo nel fuori dall'ordinario e ciò dà un vero senso alla vita di Ada. Le conferisce molta intensità e questo è un pregio. Ho apprezzato davvero che durante la lettura io abbia pensato alla mia vita. E' una cosa che credo venga spontanea, mentre si legge questo libro e non sono molte le opere che ti danno questa occasione.

Spero che in sostanza questa recensione non sia sembrata troppo confusionaria, se dovessi riassumere direi che è un sì, ma con qualche riserva. Al di là dei gusti personali, i libri vanno letti, vanno testati. E riflettendo bene, non è detto che l'obiettivo di tutti i libri sia quello di soddisfare e lasciare senza pensieri i propri lettori.