L'anima di Ilsie n°15

Cosa significa recensire un libro

Ultimamente mi sono chiesta dove va a finire quello che scrivo. Ovviamente non in senso letterale, ma piuttosto nella mente di chi legge i miei articoli. Qual è il senso di recensire dei libri? A cosa porta tutto questo? Istintivamente, una cosa la posso dire: sento una sorta di responsabilità nelle recensioni che scrivo, in quello che scelgo di portare o meno sul blog e nel modo in cui scelgo di parlarne. Ho visto spesso nel mio girovagare sul web dei commenti sotto recensioni negative simili a questi: "ah, dato che ne hai parlato male penso che salterò questo libro e non lo leggerò mai in vita mia perché mi fido del tuo giudizio."

Ritengo che questo sia uno dei ragionamenti più sbagliati che un lettore o comunque una persona pensante possa fare. Perché così stai delegando ad un altro il tuo pensiero, stai permettendo a qualcuno di esterno a te - che magari conosci solo virtualmente, o anche no -  di decidere cosa è giusto e sbagliato leggere. Ti prego, chiunque ci sia dall'altra parte e sta leggendo questo articolo: pensa con la tua testa. Scegli tu, in assoluta libertà, cosa leggere e cosa no, cosa ti piace o cosa invece non ti conquista. Ho visto bocciati libri che io personalmente ho amato e ho pensato a cosa mi sarei persa se avessi dato ascolto ad una recensione pescata su Internet. D'altra parte anche io ho fatto una recensione medio-negativa di un libro che ho visto amato da molti: Olive Kitteridge di Elizabeth Strout. Ma per questo vi invito a non leggerlo? No, anzi, io adoro le discussioni in cui i pareri dei dialoganti sono contrastanti, penso che proprio da questa diversità nasca il valore del confronto umano. Spero vivamente che un giorno questo blog diventi un luogo in cui pacificamente si possano esprimere tutte le sfumature del pensiero di un lettore. Ognuno di noi è unico. Per quanto due persone possano avere gusti simili, ci sarà sempre qualcosa che le distinguerà e sarà sempre importante che i cervelli pensanti siano tanti e siano indipendenti. Per cui oggi voglio dirvi: non fidatevi del mio giudizio o di quello di altri recensori. Pensate con la vostra testa. Scegliete quello che vi può piacere, dialogate e fate sapere cosa un certo libro vi ha dato, cosa vi ha fatto provare. Siate sempre critici, siate sempre attenti. Questo è il mio appello.

Ma, alla luce di questo, allora che senso ha un blog letterario? Partiamo da un'idea di Calvino: la letteratura non è necessaria alla vita dell'uomo. Ognuno di noi sopravviverebbe benissimo anche se questa non esistesse. Però la letteratura, di fatto, ci rende uomini. La letteratura raccoglie tutte le peculiarità della nostra specie, i nostri bisogni, gli insegnamenti atavici, le norme di sopravvivenza, gli ideali, i sogni, le ombre, le ambizioni, le spinte evolutive e di miglioramento che da sempre ci hanno caratterizzati. La letteratura è una costante compagna di viaggio, un mezzo per esprimere tutta la completezza dell'essere umano. E di conseguenza ha sempre senso parlarne. In Se questo è un uomo, Primo Levi spiega la Divina Commedia di Dante Alighieri ad un suo compagno francese. In quei pochi minuti, i due tornano uomini, dimenticano la realtà bestiale del Lager e riacquistano una dignità che il meccanismo di Auschwitz ha rubato loro. E' sempre importante quindi, allenarci a parlare di letteratura, andare oltre il semplice "mi è piaciuto" e "non mi è piaciuto" di rito e approfondire il perché e il cosa ci voleva trasmettere il libro appena finito. Certo, posso capire che spesso la lettura possa essere solo una distrazione, un hobby leggero senza troppo impegno, per rilassarsi un po'. E va bene, è lecito, non per forza la lettura deve essere sempre un arrovellarsi il cervello, un pensare ai messaggi più oscuri e misteriosi della letteratura. Ma credo che sia necessario essere sempre svegli e attenti. E fare distinzioni sui vari ambiti della letteratura, darsi un criterio secondo il quale fare le proprie scelte. Poi ogni criterio è lecito e nessuno può giudicarci per questo. Ma invito tutti voi a leggere in modo consapevole e sempre felice, perché poter vivere per un po' le vite di altri è 
davvero un dono.

Alla luce di ciò io ho scelto di non leggere young adult, di non leggere paranormal romance, di non leggere romanzi rosa e tanto altro, di valutare criticamente gli scrittori che sono molto commerciali. E per commerciali intendo coloro che sono progettati su ambizioni di marketing. Ho deciso di fare una scelta, perché nella mia vita so di non poter leggere tutto come vorrei, ma il mio desiderio è comunque quello di arrivare a leggere tutto l'indispensabile, quei libri che non si posso perdere. Con ciò ammetto di essere arrivata ancora del tutto a stabilire una rotta, ma pian piano sto imparando. Questo sappiate che è il mio criterio, se poi qualcun altro apprezza i generi che io ho escluso, il mio non voleva essere un giudizio, ma piuttosto un manifesto molto personale, una scelta. Siete liberissimi di fare quello che volete, questa diversità è proprio il bello di cui parlavo anche sopra, continuate pure a leggere le cose che più vi appassionano. Ben lungi da imporre un mio pensiero, figuriamoci.


Per cui, riprendendo l'inizio dell'articolo, in ciò che decido di proporvi c'è una scelta meditata, c'è l'obiettivo di avvicinare me e i lettori a libri che possano davvero colpirci nel profondo, da portarci dietro come un proprio bagaglio personale. La lettura ci può mantenere svegli e può sicuramente coltivare la nostra mente ad andare in profondità nelle cose. Io spero in tutto questo discorso di essere stata chiara, per qualsiasi parere, chiarimento, controbattuta, i commenti sono sempre graditi. Noi ci vediamo prestissimo e con questo vi saluto. Un abbraccio,


Ilsie.