Recensioni Epike

Il candidato ideale di Paolo Ferrara, ovvero colpi di scena incredibili

Finalmente torna questa rubrica, evviva! L'avevo sospesa negli ultimi mesi causa impegni universitari immensi e mi sono considerata fortunata per essere riuscita a rispettare i tempi con le rubriche classiche, come le recensioni, i classici e qualche Anima di Ilsie qua e là. Quindi infine eccomi qui, ritornata con enorme gioia con il secondo appuntamento/collaborazione con la casa editrice Epika edizioni. Come sempre in fondo alla home sulla destra trovate il logo della suddetta casa editrice e potete cliccarci sopra e andare automaticamente sulla pagina facebook dove potete reperire informazioni sulle loro uscite.

Devo fare una piccola premessa prima di iniziare a recensire: a me i racconti non piacciono. Le raccolte di racconti, poi, non vi dico l'insoddisfazione che mi lasciano addosso. Proprio non riesco a godermele, anche se sono scritte da autori che amo. Detto questo, la casa editrice Epika ha ideato una collana che secondo me è un piccolo gioiello: si chiama Quaranta ed in essa troverete racconti brevi autonomi e ognuno curato esattamente come un romanzo, per cui ognuno si può scegliere in base alla trama senza dover per forza passare attraverso anche a racconti che non interessano. Per una lettrice come me è quindi il modo ideale per approcciarmi ad un genere che di solito non apprezzo e che questa volta mi ha piacevolmente colpito.

Avete presente il film La fine del mondo con Simon Pegg? Se sì, capirete la mia similitudine, altrimenti vi basta sapere che la storia parte in modo tranquillo e normale, ma ad un certo punto prende una piega assolutamente inaspettata e fuori di testa. Ecco, Il candidato ideale può essere accomunato al film per questo elemento, il tutto condensato in una quarantina di pagine. L'incipit narra di un uomo di nome Giulio e di una donna di nome Cecilia che si recano ad un colloquio di lavoro, ognuno con i suoi mezzi, ognuno con le sue speranze e le sue frustrazioni. Il ritmo è tranquillo, quasi "afoso", serve a rilassare il lettore. Il resto lo vedrete voi e vi consiglio vivamente di acquistare e godere di questa piccola perla.


In pochissimo spazio c'è concentrato tutto ed io non sono riuscita a staccarmene un secondo finché non l'ho finito. Ora sono qui a scrivere di getto questa recensione e mi è rimasta sulla lingua la sensazione di aver appena assaporato qualcosa di veramente ben congegnato. Ammetto che io per prima sono caduta nella trappola tesa dall'autore: mi sono approcciata senza aspettative, incerta se pensare che fosse un libro che parlava di politica o di cos'altro. Mi sbagliavo di grosso. E' un libro che parla di società, di sistema, di modo di pensare, di modo di vedere e accettare la realtà, ma è lieve e rapidissimo nel colpire. E' un libro che rivela, ma lascia anche delle allusioni vaghe, tutte attentamente studiate. Nonostante i "vuoti" però ho avuto abbastanza elementi per godermi sia le rivelazioni sia i punti interrogativi rimasti. Questo racconto ha quel carattere distopico che irrompe nella narrazione all'improvviso e ti tiene ancora fino all'ultima parola perché vuoi disperatamente capire dove vuole andare a parare. E funziona, dall'inizio alla fine. Il finale, poi, è un colpo da maestro, è grottesco e crudo, anche se tutto viene presentato come una consuetudine normale e addirittura ordinaria. La scrittura è limpida e cristallina, sta al lettore dare il tono che vuole a ciò che ha appena letto, decide quanto sentirsi colpito dalla piega degli eventi. 

A voi la scelta.